17 Gennaio 2010

Un caldo inverno

Il pellet è la nuova frontiera del riscaldamento. Si risparmia, le case diventano calde e costa poco, anzi costa pochissimo. Ora al supermercato si compra pane, latte e pellet e si sta in casa a gennaio a maniche corte. Come siamo caldi. Che caldo. E’ così caldo che non si pensa più a niente, sembra che il pellet possa essere impiegato anche per curare la depressione. Pellet, anche come idea regalo: “se non sapete cosa, compratemi il pellet!” Le caldaie funzionano con il pellet – se ancora non fosse chiaro - legno (del tipo delle pedane) e un’altra cosa che non mi ricordo. Ho interrotto il pranzo domenicale per dire la mia: “Perché non creare anche un’altra opzione… Basta fissare dei pedali alla caldaia e comprare un uomo dell’est o insomma uno straniero di quelli che non serve a nessuno e rimandano indietro perché non funziona. (E' per questo che li rispediamo indietro, no? Finché abbiamo la garanzia è legittimo!) Se un sacchetto di pellet costa meno di cinque euro, è praticamente ovvio che fornire due pasti a un tizio che pedala convenga! Oltre a scaldare l’abitazione, è così inutile la sua esistenza – e qui chiaramente la Lega Nord converrà – che potrà caricarsi di ogni nostro insulto. Anche l’ecostenibilità trae giovamento da questa nuova ondata: lo straniero consuma i nostri avanzi e per di più finalmente ha il lavoro che merita. Altro che la dignità di raccogliere pomodori o morire nel deserto" Buon pranzo a tutti voi, ricordate di santificare le feste.




http://espresso.repubblica.it/dettaglio/morire-nel-deserto/2119367&ref=hpsp

 
13 Gennaio 2010

la nostra morale del tempo (mia e di luigi)

Ho sempre avuto un rapporto controverso col tempo, dire che ne sono ossessionata è un’inezia di chiacchiere al bar. Se guardo l’ora (in digitale, non lancette), i numeri sono sempre uguali: mi rendo conto che questo possa sembrare del tutto inattendibile ma se lo fosse, sarei schizofrenica –probabilità affascinante sotto un certo punto di vista - 14.14, 07.07 e così via. Il tempo invecchia, matura e svilisce: se non hai cura a lui non interessa, ti aspetta al varco col mitra lucido e non ammette giustificazioni o ripensamenti di sorta.

Sta nel sogno realizzato, sta nel mitra lucidato. Così cantavano i nostri genitori. Noi probabilmente non saremo mai genitori. Non ne abbiamo il tempo. Il tempo che ci tiene in ostaggio col suo mitra lucidato puntato contro. Sento il freddo della canna. Mi faccio passare una canna. Questa volta, calda. Aspiro. Caldo dentro. Freddo dentro.

Da sempre, nutro una certa antipatia per l’arroganza del tempo e ho metabolizzato il fastidio attraverso il ritardo. Io sono sempre e perennemente in ritardo, rare le volte, in cui riesco a malapena a sfiorare la puntualità piena: il mio arrivo è sempre accompagnato da qualche minuto. Mi armo di giustificazioni e penso anche di avere ragione qualche volta, ma questa probabilmente è un’opinione del tutto soggettiva… Non è colpa mia se c’è traffico o se sono preda dei buchi temporali! Cosa succede di così catastrofico da rallentarmi? Niente, solo la distrazione. Una distrazione che non mi fa staccare da un libro o da un film prima dell’attimo giusto, che mi fa guardare intorno, sotto ai piedi, sopra la testa, si perde tra gli alberi e mi fa perdere tempo per restare in tema. Dentro di me, oltre alla consapevolezza di non essere nel giusto, risuonano tutti gli accorgimenti: “saresti dovuta uscire prima se c’è traffico” - una sinfonia di mancanze che non riesco a colmare.

La vita dei puntuali è un inferno di solitudini. Così scriveva quel tale, più o meno, citazione a memoria. Memoria poco affidabile, come un ritardatario cronico. E lo aspetti e lo aspetti, anche per anni. Ché ci sono cose più importanti della puntualità. Ci sono sempre cose più importanti di quelle a cui tu invece ti attacchi con encomiabile sforzo. Autoindifferenza. Incapacità di guardare se stessi. Aspetto la mia memoria, che mi riporti immagini di felicità. Più o meno. Ingigantendo e rimpicciolendo come gli specchi della casa del luna park. Che nel frattempo ha chiuso da anni.

E’ un difetto, provo anche ad impegnarmi attenzione, perché questo non avrei dovuto mai farlo: non avrei mai dovuto decidere di diventare puntuale, anzi di arrivare persino prima. Ho scoperto un mondo a me nuovo, dove si aspetta e si deve aspettare pazientemente – ergo non si può mettere in moto e filare via, ma si deve attendere. Dieci minuti, quindici. L’attesa per un ritardatario cronico è snervante, cosa si fa mentre si aspetta? Si legge il libretto delle istruzioni della macchina, si gioca con il cellulare e si pensa con rassegnata maledizione a chi sta per arrivare. La mia vita è precipitata da quando ho deciso di diventare puntuale. Il tutto è avvenuto con estrema naturalezza, ma sono certa che il tempo mi abbia teso un’imboscata, come si fa con un criminale di guerra. Mi ha fatto credere di tenere le redini, in verità era lui a rallentare e a dilatarsi per me e anche questa volta non mi ha aspettato. Arrivare in anticipo è pari all’arrivare tardi, perché manca l’incontro con la parte centrale: il momento giusto. Un ritardatario non dovrebbe mai spacciarsi per una persona puntuale, deve restare aggrappato a quello che è fino al midollo. Un ritardatario è incapace di aspettare e il più delle volte aspetta a vuoto.

Eppure mi ha insegnato a non sprecare le mie attese. Ho imparato a portare con me un libro. A guardare le facce delle persone che mi passavano di fianco. Fermo impalato, appoggiato a quelle colonne grigie di quell’unico portico grigio di una città che sta diventando troppo grigia. Grigie anche le facce. Il puntuale si nutre di grigio, se non impara a portarsi dietro i colori.
A non guardare lo specchietto della macchina impari presto. Per non vedere il grigio dei capelli. Per non sentire il freddo della canna del mitra. Puntata alla tempia. Perché il tempo passa e ho imparato che è più importante quello che fai mentre aspetti, più importante dell’attesa stessa. Ché a un certo punto non ci fai più caso che stai aspettando, ti perdi in qualcosa e ti sembra di correre velocissimo. Sono sempre stato puntuale. Un giorno ho imparato a correre da fermo.




On air: Marta sui tubi "La spesa"

 
30 Agosto 2009

Breviario.

Silvio Berlusconi querela cinque zanzare colpevoli di averlo massacrato, nell'estate 2009. Il Presidente ha commentato così l'accaduto: "sono un'eredità della precedente legislatura". Alemanno si è unito al coro: "è colpa mia, avevo capito di far sparire zingari non zanzare"

 
14 Aprile 2009

Psicologia spicciola: “l’inutilità del futurista Tommasetti o del futurismo tutto

Ovvero l’uomo che si credeva grande, perché ce l’aveva piccolo oppure l’uomo, che qualche anno più avanti, sarebbe rientrato solo nella categoria del coatto.



In sella alla  mia rombante wrooooooar wroooooooooooooar brum brum bruuuuuum bugatti veyron, oh sì mi piacerebbe ma posseggo una panda 750, mi scaraventai colle ruote all’aria in un fossato. Oh! Materno fossato, quasi pieno di un’acqua fangosa! Bel fossato d’officina! Gustai avidamente la tua melma fortificante e un po’ quello e un po’ la botta ‘n testa, mi aiutarono a partorire il manifesto, gradito ancora oggi a qualche imbecille. Uscito dal fossato un po’ puff e un po’ pant, un po’ pat pat, un po’ cough cough, col volto ancora coperto dalla melma CI TENGO A SOTTOLINEARLO che me piace proprio esse zozzo, contuso e impavido dettai le prime volontà a tutti i burattini della terra:






1)    Noi vogliamo cantar l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità e dunque sì a: 280 km/h nel centro abitato, le dita nelle presa della corrente specialmente se bagnate poco prima, i pennarelli nel naso, la mano sulla piastra insieme alla fetta di pane, asciugarsi i capelli nella vasca da bagno facendo sì che il filo elettrico venga posizionato a bagnomaria, lanciare i sassi dal cavalcavia particolarmente nei giorni di pasquetta, maggetto, ferragosto e ponti tutti, menare il can per l’aia e svegliarlo quando dorme, vedere i dvd di tutte le serie di beautiful ininterrottamente a partire dal 1987 fino al 2009.


2)    La letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità pensosa, l'estasi ed il sonno. Io voglio esaltare il movimento, mentre si legge: le gambe devono ballare in modo forsennato accompagnandosi allo scricchiolamento delle dita delle mani e all’auto schiaffeggiarsi ogni tre pagine per tenere il ritmo. Non so però come sostenere questa mia teoria visto che allo stesso tempo, voglio incendiare tutte le biblioteche. Si potrebbe cedere al compromesso di seguire quanto detto sopra, mentre si dà fuoco alle pagine.


3)    Io affermo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova; la bellezza della velocità. Un'automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall'alito esplosivo, in definitiva tutti devono possedere una golf gt modificata, un impianto stereo degno di ogni frequentatore del Pincio, tutta la serie di Fast and Furious, nessuno deve essere una pippa a Need For Speed underground: chiaramente è per il bene del Paese.


4)    Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo – questo spiega perché quando proprio non possiamo fare a meno di lavarci le ascelle, il nostro compagno ritto e imberbe, è pronto a spararvi. No al deodorante, sì alle cicatrici.


5)    Io voglio distruggere la sintassi e la punteggiatura, in particolar modo eliminare le virgole e l’acca, perché mi recano particolarmente difficoltà nell’uso: niente, non so proprio capace a metterle.


6)    Sì, alla glorificazione dell’italica bellezza di D’Annunzio e di Benito: uno era basso, un altro era pelato eppure je davano giù. (Me dovesse dì culo pure a me)
7)    La mia propaganda celebra il disprezzo della donna, così Franchina se impara a non darmela.






Disprezzo gli scherzi e le ironie innumerevoli lanciate dalla stampa europea contro il mio Manifesto e ritto sulla cima del mondo, pronunzio e scaglio la mia sfida alle stelle.



E fu così che un fulmine lo polverizzò, attualmente la sua figura si  ricorda  in una mostra nella Capitale, ne sentivamo la necessità.

 
23 Febbraio 2009

Luca era gay, la vera storia

Stavo sulla metro b quando ho incontrato un tizio...

Una biografia immaginaria, ogni riferimento a fatti o persone reali è PURAMENTE casuale.


Eh no niente, sto qui perché m’avete chiamato voi che sete curiosi… e niente io… un giorno stavo a andà a Riofreddo, un po’ prima de Pescara un po’ dopo Subiaco, no? Ecco e sul treno ho visto uno, Povia. Gli ho detto Povia complimenti per il nome d’arte, P O V I A. Che uno mica se chiama meneguzzi che.. no… Povia, che vordì poi povia. Vabbè.. e niente me siedo vicino a lui e gli dico: Ciao Povia, mo te raccò.. e lui me blocca subito e me dice: no guarda io te stavo già a aspettà, un attimo che pio la penna. E io gli ho detto: povia sarà ora che compri na bic, costa pure poco, che ste penne de piccione non è che proprio boh, vabbè poi so gusti. E me dice: guarda poi inizià, però me raccomando quando arrivi al ritornello dimmelo che vado a capo e lo scrivo un po’ più in corsivo sennò me sbaglio. E niente così me so seduto, j’ho dato metà panino co’ la frittata, che questo lo so che prima de me, non faceva ‘na lira e j’ho detto: Io so Luca, scrivilo bene cioè ricordate sulla canzone, è facile 4 lettere L U C A te lo ricordi no? E lui: non te preoccupà che io non pensavo che a questo, so un cantautore io. Ah beh, se sei cantautore allora alzo le mani e dico: OH CHE MERAVIGLIA, CHE MERAVIGLIA. In pratica io litigavo co’ mi madre, perché non me faceva giocà co le amichette mie e giustamente c’ho avuto un trauma pe’ questo e ovvio che so finito a fa er cubista al mucca. Cioè proprio certe cose se capiscono subito, appena uno litiga co’ la madre non può che fa sta fine, cioè penso sia successo a tutti no? Che io poi ho letto Freud ma secondo me, non ce capiva ncazzo lui… Così guarda caso, ho conosciuto un uomo grande, no no non era giuliano ferrara. Nun posso fa er nome sennò povia sputtana pure lui e non me pare il caso.. Che non era bastata Silvia Salemi a dì che a casa mia se fanno le sei, Luca Carboni a dì che me buco eh no, ce mancava solo lui. Che poi è colpa mia, perché se me facevo i cazzi mia quel giorno.. Ma m’ha fatto un po’ pena perché aveva pure detto che dava tutti i soldi in beneficenza della prima canzone e invece oh, se vede che non ha fatto na lira perché ne ha dati pochissimi e se non je raccontavo sta storia io, questo che cantava mo? Che poi, per carità, m’ha detto che in cantiere c’aveva un singolo sulle quaglie, però forse secondo me la storia mia era più interessante. E nsomma, ho iniziato dicendo dell’omo grande, poi gli ho detto che so guarito tramite la religione, poi c’ho ripensato perché non era più così, alla fine era colpa de mi madre, anzi no semplicemente forse ero bisessuale allora lui m’ha detto: senti Luca, pia na decisione, famme capì bene perché nessuno ha mai ragione. E io gli ho detto: ma che cazzo vordì povia? E lui niente, l’ho letto sul cartello. Così, lo sapete tutti, ho conosciuto mi moglie, mo c’ho du figli, sto in cassa integrazione insomma so come tutti voi, so quasi ‘na persona normale se non fosse che ogni tanto me ne vado a trans o a puttane dipende da come me sveglio (un po’ come tutti voi, no?) ma questo mica ve lo posso dì! Comunque nessuna malattia c’ho mai avuto, manco er raffreddore a me m’ha mai preso, niente proprio. Nessuna guarigione e ve lo dico con il cuore in mano, cioè senti evita subito le battute coi doppi sensi t’ho detto il cuore, quindi ‘ste frasi tienitele pe’ dicembre prossimo quando te vai a rivedé vacanze de natale, che a me proprio st’umorismo non me dice niente. Uno sta lì co tutta la sincerità a ditte che c’ha ripensato che non vole esse più omosessuale e tutti a rompe il cazzo, e che c’avete? Ma du giorni prima non ve stavate a lamentà della crisi? Chi ve l’ha pagate mo invece le bollette? Che ve l’ha promesso povia coi fondi de sto singolo? Cioè un po’ de rispetto pe’ le decisioni de una persona un po’ confusa. E così Povia m’ha ascoltato zitto zitto, io gli ho consigliato guarda siccome Cristicchi ha vinto fa na cosa.. Usa la musica sua e canta come Fabrizio Moro che fa proprio cantante impegnato, poi me raccomando rivà al gay pride e du’ anni dopo invece vattene al family day. Per conclude, volevo dì che solo adesso so sereno, so simpatico alla Binetti e insomma meno male che non so più frocio!

 
12 Febbraio 2009

Magari fossi Bridget Jones

Sottotitolo: Sempre caro mi fu Corcolle

Nasco nel 1984 (anno di una fatalità sconcertante che avremmo compreso solo nel 2008 e di Fiordaliso con “Non voglio mica la luna”) in una baracca vicino alla stazione. A riscaldarmi, alcuni militanti dell’estrema destra, che ancora oggi mi stanno col fiato sul collo. Ho pochi ricordi della mia infanzia, tranne due dita che ho perso nel sonno, quando è esplosa una bomba carta… Sono diventata pure mezza sorda, il solo vantaggio è che con me, nessuno è mai riuscito nel gioco “ajhfuisgava che? Stocazzo!” perché non sento veramente a un orecchio. Ho sempre voluto celare la mia nazionalità, perché cedere due dita ok, non è che per forza però debba dare il culo per lavorare in Italia… anche se quando si tratta di buchi non si guarda il luogo di nascita. Avevo circa otto anni quando, quel pomeriggio tornai prima da catechismo perché il prete decise di violentare Pietro, e appresi con proverbiale ottimismo le parole di mio padre: “sei figlia di un altro”. Lo trovai lì sulla porta, vabbè sulla rete da materasso per porta, prima di andarsene: è l’ultimo ricordo che ho di lui. E correvo, correvo, correvo (cit.) e poi sulla sponda del fiume Aniene, mi sono seduta e mi ha morso un ratto. Io, non mi sono fatta niente, ma lui è morto dopo tre giorni, meglio… L’ho venduto al ristorante cinese! Ho sempre avvertito l’imperativo categorico di scrivere, che conviveva perfettamente con la speranza di diventare una spice girls o quantomeno di non essere data alle fiamme mentre cammino: sono una romanticona, lo so. Mentre scrivo, albeggia… anche oggi sono viva, peccato andrà meglio domani.

 
27 Gennaio 2009

La marcia giusta

Che bel popolino
inchiodato al telefonino
scambia suonerie
e marcia con le torce
per una nuova luce:
e tutto questo piace.
Piace il giudizio qualunque
che riempie le bocche di niente,
invocano giustizia
chiedono vendetta
ma vivono la vita
da comune marionetta.
Non s’informano
e se leggono
è per controllare
come flirta l’ultimo tronista:
che bella vista.
S’incazzano allo stadio,
ma non era tutto truccato?
Ho visto Paola Perego
interessata alla vita di Andreotti,
è stato illuminante
scoprirlo giallorosso.
Stasera al solito posto
dobbiamo marciare
per fargliela pagare,
strano che non fosse un immigrato
l’ultimo dell’anno
e come la mettiamo
con il danno italiano?
Di buona famiglia,
gran lavoratore
erano solo le droghe, dottore.
Sento una grande prostrazione
torno a ballare
che tanto mi danno il domiciliare.
Emilio Fede si domanda
cosa vengano a fare
“ammazziamoli tutti”
risponde la commessa.
E’ la paura a parlare
o l’ignoranza?
Non dispiace il parere
a chi li vuole senza essenza,
senza essenza.
Basta chiudervi
nella casa del fratello
come polli da batteria
dovete leggere il copione,
come topi nella ruota
per vincere il milione.
Non perdiamo tempo
adesso litigate!
Datevi da fare
mostrate il culo
che ho tolto le puttane dalla strada
e per decenza
le ho messe all’ora della cena.
Bordelli legali?
Assolutamente no!
A riguardo, ampio spazio sui giornali
ma visto che sono solidali
pubblicano volentieri
messaggi, per incontri a pagamento.
Mi sono fatta una sesta
per valutare la mia persona,
ma metti la quarta
da brava, metti la quarta.

Tags: guidonia
 
16 Gennaio 2009

Lentamente More

Lentamente  muore
chi diventa scuro dalle troppe lampade
ripetendo ogni giorno: come sono pallido,
chi non cambia marcia
quando ha davanti un camion,
chi non lo avverte urlando quando è seduto al lato passeggero.

Muore lentamente il pedone che non lo evita,
chi ascolta “per un’ora d’amore” di Radio Subasio,
chi preferisce il nero al rosso
e i calzini di spugna,
piuttosto che un insieme di erezioni
proprio quelle che fanno brillare gli occhi
quelle che fanno dello sbadiglio di ogni mara, una pompa.

Lentamente muore chi si capovolge il tavolo addosso,
chi si tappa naso e bocca,
chi respira troppo gas nel forno
chi trova grazia nel tubo di scappamento.
Muore lentamente
chi distrugge l’amor proprio
guardando il tg4,
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna solo perché è precario o irregolare.
Lentamente muore
chi abbandona il gommone prima di Brindisi,
chi non fa domande sulla corruzione in parlamento,
chi non risponde
quando gli chiedono perché viviamo in un paese parzialmente libero.
Evitiamo la morte a piccole dosi
perché nessuno te regala niente, figurate la cocaina.
E questo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice riceverla gratis per la carica ricoperta.
Soltanto l’ardente pazienza
e un bucio de culo
porteranno a un contratto indeterminato.

 
17 Dicembre 2008

Insonnia e verità

Ho voglia di sdoganare le mie verità, come Fabrizio Moro a Sanremo o il Bidello dell’Isola a Porta a Porta. La giunta dei nuovi,  mi trova assolutamente d’accordo sul riscrivere la storia e sul controllare l’informazione veicolando ogni tipo di canale. Forse iniziò un dì, un santo uomo di cui possiamo diventare fan su Facebook, quando disse: “Volemose Bene” Ma davvero sento nell’aria il bisogno di amare il prossimo e perdonare i torti subiti, forse è il Natale alle porte. Così, dopo aver perdonato tale Ugolina Persichetti per il furto subdolo di una gomma staedtler in terza elementare (le bastò scrivere il suo nome sopra per attestarne la proprietà, mi ricorda qualcuno che attua leggi ad personam, ma non ricordo esattamente chi… e comunque col cazzo che l’ho accettata tra gli amici di myspace), oggi sposto la mia attenzione verso personaggi di un certo rilievo  -tengo a sottolineare che sempre per oggi, ma solo per oggi, chiamate chiamate chiamate perché l’offerta è valida solo oggi- non prenderò in considerazione Giuliano Terrara poiché troppo impegnato a testare il nuovo menù messicano di mc donald’s, nemmeno Biondetta perché troppo impegnato a convincere sua nonna che a 95 anni non si potrebbe, ma si può ancora lavorare… (In caso contrario è pur lecito essere additati come comunisti imparentati con terribili esseri umani residenti da Trieste in giù.) No, niente di tutto ciò desta un minimo di considerazione; è il caso, invece, di ricordare la splendida          fioritura del 1978 dei broccoli di Pacciani, sarà stato pure un mostro però che verdura che tirava su… Ma soprattutto, in questo periodo, non si può non menzionare un piccolo ometto tedesco, che fece grande la Germania… Memorabile la cordialità con i vicini di casa, che lo ricordano innaffiare gardenie, per non parlare delle giornate che lo vedevano impegnato in tornei col dolceforno non indifferenti. Inoltre si prodigò per anni, nel creare centri di accoglienza per stranieri, dando vita all’idea dell’ostello tuttora in uso -sebbene vi siano state apportate delle modifiche, dovute ad un maggiore livello di civiltà della razza umana- dove provvedeva ad organizzare soggiorni di dubbio comfort. Ad esempio l’attualissima pellicola Hostello si ispirò proprio al periodo Porajmos: torturati, violentati e uccisi (un finale sempre attuale quando si parla di guerra) Davvero, un piccolo grande uomo, vivo nella memoria di tutti e in qualche svastica affiancata a un -forza Juve- o -Lazio merda-. Pensieri che mi disturbano la giornata e a sera, non resta che banchettare con calamari al cadmio, scommettere sul nuovo livello acque del temporale fuori la finestra (non è niente, il Tevere è un gigante buono! Ahcheddanno t’ha detto culo che abbia smesso de piove), naturalmente sorseggiando un calice di vino al metanolo. Sono davvero invidiosa di chi si preoccupa delle condizioni del ginocchio di Gattuso e di come passare il Capodanno.

 
19 Ottobre 2008

Vieni a fare un giro in libreria.

“E Mooo?!”
La vita di una ragazza dopo il diploma.


“Ma proprio oggi”
Cronaca ospedaliera  di un incidente, avvenuto proprio quando, si era deciso di spostare la data della ceretta. Il lamento di una donna, il tagliaerba di un infermiere.


“Col culo per terra”
La prospettiva di un dipendente Alitalia.


“Senza testa”
La biografia di Flavia Vento.


“Non lasciamoli per un peto”
Cento consigli per salvaguardare la vita di coppia


“L’aratro”
Manuale di sopravvivenza post laurea in scienze della comunicazione.


“Una voce sprecata” “E vabbè, me lo potevano dì prima” “Sti cazzi tanto me faccio il myspace e canto là”
La straordinaria trilogia sui provini di X-Factor di Guglielma Persichetti.
 

“Cento colpi di vanga”
La porno-bio di Eusebia la contadina, classe 1963.

 
17 Settembre 2008

Un giorno incredibilmente perfetto.


Italiani! Cristofaro è morto stamattina, grande lo sgomento e inesauribile la serie dei: “non me l’aspettavo, eppure more sempre verso marzo”. Il giovane trentatreenne, investito da una paracadutista della Lines, illesa grazie all’atterraggio di fortuna sul fedele assorbente compagno di mille avventure, ( eh, ma questa je mancava ) ha riportato dapprima ferite alle mani ( e fin qui tutto bene, era preparato ) non ha resistito al trauma provocato dalla croce, che soleva portare in spalla. Ansa: Ozpetek, ha telefonato nel pomeriggio dal gasometro, mostrandosi interessato ai diritti della Tribbia per una futura rivisitazione dove Cristofaro sarà un segretario dell’arcigay, anzi no un vescovo, anzi no un vescovo gay, anzi no un militare dell’esercito di quelli che pattugliano via Nomentana, anzi no un militare gay, anzi no un militare gay e pure ebreo, anzi no il cantante degli zeta zero alfa che non è antisemita ma un giocatore nero nella nazione under 21 è ridicolo. Torniamo a Ozpetek, Isabella Ferrari sarà la vergine non praticante ( cit ) e Serra Ylmaz  qualcosa farà. La madre chiusa nel dolore, ricorda l’ultima conversazione con il figlio: “ma quando cazzo te li tagli ‘sti capelli!” e aggiunge: “finalmente posso tornare a fare la spesa, non sapevo proprio come fa i punti per il servizio de piatti… e co’ quello solo pane e pesce manco avessi partorito sampei!”                        Il premier, ha inviato un telegramma di cordoglio alla famiglia: “è colpa                            della sinistra” Il sindaco della città Ahchedanno ha donato alla famiglia una croce simbolica strappatosi dal collo, poi si  è messo in posa per i giornalisti a petto nudo, mentre falciava il grano dal marciapiede di Via Tiburtina.

 
20 Maggio 2008

I casi della vita

Sono Maria, tutti conoscono il mio mazzo di carte. Nel 2000 non mi bruciano più, ne ho viste di fiamme, di accuse. Quante volte avrai pensato buffona e quante volte ti avrà sfiorato la curiosità di conoscere il futuro, l’amore… La verità è che puoi solo fingere di non avere bisogno che io ti riveli l’oscuro per otto euro iva compresa al telefono. La chiamano truffa, io VI chiamo solitudine.
   Qualche mese fa mi ha telefonato una soubrette, che per correttezza chiamerò Mara C. o Charfania M.. Aveva molta urgenza, così le ho fissato un appuntamento per il giorno stesso. Si è presentata con un book fotografico sexy, perché voleva un incantesimo… Ma siamo nel 2008, cosa si aspettava un rito di interiora? Al massimo avrei potuto venderle un talismano. Così, ha iniziato ad interrogare le carte, non mi era mai successa una cosa simile… Nessun arcano mi aveva dato una risposta senza senso, per ben tre volte mischiai di nuovo ma puntualmente usciva la stessa risposta: -La Giustizia- , il Camorrista a Cavallo e il Mondo… In evidente difficoltà per i seguenti impossibili punti:

1)    un  camorrista a governare l’Italia
2)    una soubrette a lavorare per lui ( e fin qui, poteva anche essere, ma il suo ruolo non era più la valletta, soubrette, spogliarellista etc… bensì
3)    un ministro!!!

Un ministro di cosa?! La carta dell’uomo di successo e della pornodiva, mi diedero la risposta: pari opportunità. Comunicai la lieta novella e subito in segno di devozione,   la Mara tagliò i lunghi capelli per un look più sobrio… Ricordo ancora le sue parole: “Io sarò pronta ad occuparmi di contrasto alle forme di discriminazione e di violenza” In venticinque anni di onorata carriera non avevo visto una persona più decisa e pronta di lei per un nuovo ruolo, commossa le augurai ogni bene per il futuro. Ricordo ancora quel barlume di incredulità durato cinque minuti:
 “ma come proprio io, laureata sui sistemi radiotelevisivi, ministro delle pari opportunità?!” 
Mara, le dissi, basta crederci e si può fare! Si può fare! Senti e con il Gay Pride cosa farai?
“Ah no, no, no! A che serve? Ma hanno presente che nei luoghi di lavoro ancora oggi le donne guadagnano il 30% in meno dei loro colleghi pari grado. E questo è o non è un problema serio?”
Per questo facevi la presentatrice?
“Ovvio, io odio l’esibizionismo
Allora buona fortuna Mara C.!
-Arrivederci Maria e grazie di tutto”
Maraaaa
-Sì!?-
Stavi per dimenticare il tuo book fotografico sul tavolino!
-Che sbadata!-

 
12 Aprile 2008

Una poesia anche per te, pure se ti chiami ArmandoTu lo sapevi

Tu lo sapevi
che una tortora non fa primavera?
Sì, che lo sapevi
sulla torre, avviluppato ai tuoi pensieri
signor Marchese
di rosso vestito.
In fondo non sei stato
che un ciclo della mia vita.
Ed io, fatta di sguardi io,
sderenata e affranta
come chi tace per non parlare,
quando parla Agnesi.
Se bastasse una sola canzone
potremmo incontrarci al Roxy Bar
come le star,
ma tu ormai giusto a Meteore.
In più, la falda acquifera
che ci divide
è di letame vestita
e non voglio rovinarmi le extension.
Che ne sarebbe poi
della ricostruzione delle mie unghie?
Ma negli anfratti
di un autogrill sulla Roma-Napoli
dove c’incontravamo di nascosto,
consumando Rustichelle
tu mi baciasti la prima volta
con la ruchetta tra i denti
ed io, fatta di sguardi io, m’innamorai
non so se di te o del panino
ancora non l’ho capito.
Però finché non ti farai investire
dal camper di Stranamore
come pegno d’amore
non c’è cosa,
né per me, né per la tua assicurazione sulla vita.
Che poi dipende, tutto dipende
da che punto ti guardo Armando tutto dipende
se dal doppio mento, dal culo sbilenco
o dai peli che fuoriescono dal naso.
Così, ti ergo questa torre di versi,
sperando che tu possa sanare
il mio bisogno d’amore di Swaroski,
Paciotti, un anno di solarium e poi te lo dico,
senza dimenticare ogni tanto una trombata
sempre se je la fai.
Altrimenti non ti preoccupare
che Svetlano il giardiniere
è una persona cordiale,
pare che a lui la pompa dell’acqua
je regga benissimo.
O in caso contrario
ci sono Ulderico, Vitaliano, Rodrigo
e Faustino (l’ultimo proprio se non c’è altro).
Sappi che so che sei frocio,
mio scudiero.
Tranquillo, a quelli del Parlamento
non je lo dico,
mi abbasta una Villa sulla Cassia
dove mantenere il segreto
e comparirò al tuo fianco
in ogni pubblica occasione.
Ma non stavi in una lista di sinistra?

 
12 Febbraio 2008

Ma per fortuna o purtroppo


"Improvvisamente l'inverno scorso" 
documentario che racconta il paese della vicenda DICO. Gustav e Luca, coppia nella vita e sul set, intervista Rocco Bottiglione («Senza figli non c’è famiglia!»), Paola Binetti (del PARTITO DEMOCRATICO -"L'omosessualità è una devianza della personalità") etc etc. La pellicola è stata distribuita in paesi europei, Nell'Italia di Ratzinger i distributori sono paralizzati.


Immagine tratta dalla pellicola presentata a Berlino


Questo bel Paese
pieno di poesia
ha tante pretese
ma nel nostro mondo occidentale
è la periferia.




UN NOSTALGICO


Giuliano Ferrara





L'aborto è un omicidio"
Parola di Giuliano Ferrara. "Ho raccontato di essere stato complice di tre aborti. Li ho vissuti come un delitto morale, un atto di violenza contro me stesso, le mie compagne di allora e contro le creature che oggi avrebbero 25, 30, 35 anni. Dietro questa battaglia c'è anche la nostalgia della paternità mancata. Non vivo una crisi esistenziale, mi rendo conto però del significato di avere rifiutato quei tre figli" Puttanate vestite come spunti di riflessione: la libertà di una donna è inviolabile. La Chiesa metterà in dubbio anche questo.




Mi scusi Presidente
se arrivo all'impudenza
di dire che non sento
alcuna appartenenza

 
18 Gennaio 2008

"Basta che me lo DICI" _Citazioni (semi)Famose_


Ringrazio tutti voi per il contributo:


“Ho origini greche”
“Hai parlato con tuo nonno?!”
“No, l’ho letto su internet”



“Ho scoperto una sala da the bellissima sulla tiburtina, i tavolini danno su una vetrata ampia e luminosa…”
“Ma non sarà mica quella con vista sul carcere di Rebibbia?!”
“Sì, brava!”


“Tutto fumo e niente arrosto” disse Bob Marley


“Sai cos’è un uomo solo?”
“Uno che non perde tempo a dividere il conto al ristorante”



“Ho un tumulto dentro, ma fuori non si muove niente”
“Vabbè, tanto aerobica c’è domani”



“Sto preparando una sfilata sul culto del bello”
“Dove la fai?”
“Alla sagra delle mele cotogne”



“Ho scelto il divano letto per quando verrai a trovarmi”
“E la casa dove metterlo quando la scegli?”
“Ma stava in offerta!”


“Di dove sei?”
“Di qua vicino, Mio Malgrado”
“E in che nazione si trova?!


“Mi scrivi sul giornale che vendo cuccioli di pastore?”
“Mica scrivo su portaportese!”


“Quando nel negozio in cui lavori, viene a fare acquisti Tiberio Timperi, capisci che il tuo è davvero un lavoro di merda”


“Porca sì, ma donna!”


“C’ho lo spleen!”
“E che è?! Lo sai che non so tecnologica!”



“Sorridi anche quando sei triste, tuttavia non ti chiami Pippo Franco” Jim Morrison

“Jim Morrison, non avrebbe mai detto Tuttavia!”


“Sto studiando L’Arano, mica faccio l’Agrario”
“Anche perché sennò era l’Aratro!”


“AVVERTENZA: Le immaggini che publico nel blog sono prelevate da internet, i copyright sono dei rispettivi autori e con la loro publicazione non inendo lederli, se chiunque di loro non gradisca che le utilizzi basta che me lo dici”   tratto dal blog di un giovane.it e come disse qualcuno: “Magna pure tranquillo!”
 
08 Gennaio 2008

Le Avventure a Tavola, di Ronnie a Tivoli, vol.1


Sfrecciava nella notte, correva a bordo della sua -Innocenti 4 marce- il nostro amico Oronzo Ponzipo, per gli amici Ronnie. Si teneva sveglio con sorsate di Caffè Borghetti, corretto con due gocce di Mastro Lindo, per sgrassare bene l’intestino. Dawid Bowie suonava in quella sola cassa: “we could be heroes, just for one day”, in cuor suo sapeva bene che lui manco per quello, mentre le ruote saltavano via a ogni dosso artificiale di Via Tiburto. A Tivoli mangi poco, giusto due pizzette alle Torri, se di mestiere fai l’investigatore privato. In fondo era Tivoli mica Città della Pieve, dove i Carabinieri ogni settimana sono più impegnati dei Ris di Parma.
Adottato dalla famiglia Ponzipo, a 18 anni incontrò la sua vera madre Ernestina Parapa, in concomitanza della morte della sua madre adottiva, Ponzipo senior si fece forza e confessò tutto al figlio. In qualche modo quei due cognomi gli avevano dato la vita e così pensò di unirli come simbolo di forza. Ernestina scomparve, schifata della sua conoscenza, attualmente vive in Brasile e di suo figlio dice: “Migghiu la peste”. Suo padre se ne andò poco dopo per un infarto quando gli confessò di voler buttare il diploma di perito agrario per quella carriera.. A Ronnie resta di lui solo l’Innocenti, le 4 marce e lo studio scavato nel tronco dell’Alberone, al centro della città.
   Gli scarsi profitti forse derivavano proprio dal nome della ditta… Ogni volta che qualcuno telefonava sentiva dall’altra parte della cornetta:
-Parapaponzipo, di Ponzipo- e puntualmente la linea cadeva. Ronnie, era consapevole del nome ridicolo ma per quella profonda questione non poteva farne a meno.
A settembre 1998, fiero e baldanzoso come si conviene per ogni vero uomo, si presentò da un aggancio in zona, un certo Cicalone Settimio, per sciogliere un mistero e fare un salto di carriera…

Ronnie: “Mi hanno detto che sai tutto sul Tempio della Sibilla
Cicalone: “Certo Oronzo, sono la persona giusta, cosa ti serve? Devi aprire un wine bar? Un lounge bar? Un punto d’informazioni per turisti?”
Ronnie: “No, vorrei capire perché da mezzo secolo c’è un ristorante all’interno del Tempio”
Cicalone: “Non è dentro, i tavolini sono intorno!”
Ronnie: “E non ti sembra uno scempio?” disse, scaldandosi un po’.
Cicalone: “Eccheccazzo Ronnie, non vedi che è settembre, e basta co ‘ste cazzate, ho da fare con i preparativi per la Sagra Del Pizzutello!”

E così il tentativo di riportare un po’ di dignità all’arte svanì, in fondo non c’era mai riuscito nessun assessore ai beni culturali, figuriamoci lui che della Fletcher aveva solo il muso da cane. Ronnie, però nutriva la necessità di vestirsi da paladino e così iniziò una nuova battaglia: scoprire come mai a Tivoli fioccassero in continuazione multe dei vigili urbani con la stessa facilità in cui si vedeva alle 18 ogni giorno, -una Punto della Municipale parcheggiata in divieto di sosta davanti Carlo Centro Calzature con la sua vigilessa a bordo che si era fermata giusto a prendere un chilo di pane, ripartire senza cinta parlando al cellulare-
Quella sera del 25 dicembre 2007, raccontava proprio questo Ronnie, seduto al Bar di Pica L’Automa, l’unico posto che trovereste aperto anche il giorno del suo funerale. Pica puliva con lo straccio il banco e Ronnie continuava: “e perché Flo, può parcheggiare davanti l’entrata di Villa Gregoriana, in pieno giorno e io no?”
Pica, si fermò un attimo tirò via lo straccio con un colpo secco e disse, per la prima volta dopo quindici anni, una frase: “Perché non conti un cazzo Ronnie”
 
07 Gennaio 2008

Quella che chiamiamo verità, è solo un’altra bugia ma meglio pubblicizzata


“Molto bene, ma per una volta in vita tua ti conviene ascoltarmi, perché non te lo ripeterò due volte. A me non interessa il tuo mondo e non mi interessa la tua gente. Può darsi che di tanto in tanto mi affezioni a qualcuno, ma è quasi sempre come se mi affezionassi a una tartaruga d’acqua: la guardi che prende il sole sulla terrazza, ma non ti senti legato a lei, mi segui? Io non ho bisogno di nessuno, tu invece sì: ti serve un pubblico che ti ammiri, specchi che riflettano le varie sfaccettature della tua grandezza: moglie, figli, amante, genitori, amici, clienti, dipendenti, viaggiare in prima classe, vincere trofei, suonare Debussy, guidare una Lotus, soddisfare sessualmente le donne. Io no. E lo sai perché? Perché l’unica forma di ammirazione che la gente conosce è una specie di velata invidia, e io non voglio essere invidiato: mi fa schifo, mi vergogna, mi scoccia, lo capisci? E ti dirò di più: è anche possibile che per un certo periodo io sia stato malato davvero: malato di solitudine, come il Brutto Anatroccolo, o come un uomo di Neanderthal, ritto e imberbe in un mondo di uomini Cro-Magnon; così malato che ho persino deciso di esplorare il resto del pianeta per cercare gli altri cigni. Ma ho scoperto che i cigni non esistono, o al massimo ce ne sono uno o due su ogni cento anatre, qui come a Giacarta. E’ stata dura da accettare, ma alla fine mi sono abituata all’idea. Da allora preferisco isolarmi da questo mondo che avete inventato così male. Cosa suggerisci? Sostituire la birra con la palestra? Le puttane con una moglie alla quale interesso solo perché posso darle dei figli e un’amante che mi fa un pompino ogni tanto, giusto per consolarmi? Grazie tante, ma sono fatto alla mia maniera, mi godo la vita come mi pare e questo è già molto più di quello che la maggior parte della gente potrebbe dire di sé”

Pablo Tusset


 
29 Novembre 2007

Alla ricerca di Dio

Aeroporto di Ciampino, ore 9.30 a.m. in fila al check in

 

Marta: Dopo questo viaggio cambierà tutto, te ne rendi conto? Al ritorno, le nostre vite non saranno più le stesse. E’ la scelta necessaria per essere felici. Gaetano, certi percorsi sono necessari, non si può dire no alle sfaccettature del destino.

 

Gaetano: Oh, Marta cara faremo come dici. Andremo in Sicilia e porteremo a casa tante granite, ne nascerà un business… Spero tanto diventerai la paladina del surgelato, come tuo padre chiese sul letto di morte.

 

Marta: Che intuitore! Capì subito la svolta dei –quattro salti in padella- e ora io ho pensato alle granite!

 

Gaetano: Faremo studiare il prodotto ai cinesi e vedrai, entro una settimana saranno in grado di riprodurlo altrimenti…

 

Marta: Altrimenti cosa, mio merluzzo panato?

 

Gaetano: Oh tellina mia, altrimenti li rinchiuderò di nuovo nelle gabbie come polli da batteria!!!

 

Marta: Non ti scaldare, è grazie a loro se siamo diventati ricchi, tutti sanno che il nostro pollo “3 minuti” è il piatto più amato dai bambini!

 

Gaetano: Perdonami, se sono stato scortese con loro.

 

Un uomo di età indefinita, con barba e capelli bianchi, si avvicina sgomitando.

 

Uomo età indefinita: Fatemi passare!

 

G & M: ma che maniere sonooo!

 

U.E.I. Chiudete il becco!!! ( Quanto state leggendo è un film americano, quindi anche se nessun italiano userebbe mai la suddetta espressione, noi siamo soliti tradurre così )

 

Marta: Ma chi ti credi d’essere!

 

U.E.I Sono Dio!

 

Marta: e io sono Moana Pozzi!

 

U.E.I me lo sentivo che era ancora viva.

 

Gaetano: Ma questo è matto!

 

U.E.I. Fate attenzione increduli! E tu Marta, guarda che ti brucio il castagneto!

 

Marta: Gaetà che je ce scoppiasse un furmine, ma questo edè paesano nostro! Li piasse ‘ncorpo su ppe ‘o collo! E’ de Caprarola!! Ma come dé che non li somigli a Mc Gyver?!

 

U.E.I Basta santo Dio! Sono DIOOOOOOO!

 

Le vetrine dell’aeroporto vibrano e il muro si sgretola lasciando uscire tutti i rumeni senza permesso di soggiorno, lì nascosti, in attesa di un momento come questo. Gaetano, preoccupato, guarda nel vuoto: teme di essere punito per aver detto quella cattiveria sui polli poco fa.

 

Marta a Dio: Vabbè non te scallà tanto! Le si brutto peròòò!

 

U.E.I. alias Dio: Guarda che l’uomo è lo specchio di Dio!

 

Marta: e se sarà rotto!

 

Dio: Questo spiega perché avete la disgrazia addosso.

 

Marta: Non ti facevo così superstizioso!

 

Dio: i miei sono di Napoli

 

Un’esistenzialista, in fila, non può fare a meno di intervenire

 

E: Dunque Dio, sei di Napoli, sappiamo qualcosa in più finalmente… Allora mi vuoi dire che non è vero nemmeno che la religione è l’oppio dei popoli? Soprattutto, che c’è dopo la morte? Che senso ha la vita? Qual è il motivo per cui esisto?

 

Dio: Vorrei saperlo anch’io.

 

E lo fulmina

 

Marta: LLe si cattivo!!

 

Gaetano bisbiglia a Marta: porta rispetto, ricordati che può moltiplicare il pesce! Potremmo fare soldi a palate, lo mettiamo al posto dei cinesi…

 

Dio: Posso sentirti idiota! Ma cosa credete che sia facile essere me, mi invocano, mi bestemmiano! “Dio fammi guarire” “Dio, fammi vincere” “Oh Dio, Oh Dio, vengoo!” E poi francamente non ne posso più di apparire ovunque…

 

Padre Pio scende dal bazar dei souvenir, lo guarda e dice: “Povera stella” poi, senza aggiungere altro, torna al suo posto giusto perché è buono di cuore.

 

Marta: Allora sei proprio Dio!

 

Dio: sì, perdio!

 

San Tommaso: Mi dispiace, ma io se non vedo, non credo!

 

Si avvicina una ragazza dello stand AMPLIFON alle loro spalle

 

R: mi dispiace, ma questa è la settimana di prevenzione gratuita per l’udito, non possiamo proprio aiutarla

 

S.T. Dio, allora io me ne vo, statte bene eh!

 

Per peggiorare la situazione alla bagaglino compare Pippo Franco, Dio lo guarda e urla:

 

Guarda, non aprì nemmeno bocca che già t’ho fatto campà abbastanza a te!

 

Pippo Franco scompare nell’etere, faticando un po’, perché il naso si incastra di tanto in tanto. Peccato, perché ci avrebbe stupito tutti: era vestito da donna. Per sedare gli animi, dal regno dei cieli, giunge Ponzio Pilato. Si avvicina alla coppia e tenta di calmarli con calorose pacche sulle spalle.

 

P.P. Che è successo? Cos’è questa agitazione?

 

La sua gentilezza viene interrotta, dal puzzo di pesce fracico che emana Gaetano. Ponzio Pilato, attraversato da conati di vomito, corre al gabinetto a lavarsi le mani.

 

Dio: Non c’è niente da fare, non cambierà mai.

 

Marta: Dio, ma perché stai qui, perchééééé?!

 

Si dimena fino a svegliarsi, è nel suo letto con suo marito. Per tranquillizzarsi, sgranocchia un sofficino che tiene sempre sul comodino per momenti come questo.

 

Marta pensa: Che strano sogno, certo però… Moltiplicare i pesci… Gaetà!!

 

Gaetano si sveglia d’improvviso: EHHHH!!!

 

Marta: prendi le pagine gialle!

 

Gaetano: Perché??!

 

Marta: Cerca Dio, poi ti spiego!

 
12 Novembre 2007

Noi, i ragazzi di Tartufelli.

Flick, io e Flack trascorrevamo il nostro tempo giù al molo da Tartufelli Mario, l’unica taverna della zona. Certe sere da Tartufelli facevamo le 3, e che musica c’era quando suonava Ernesta La Zoppa, mancava sempre qualcosa negli assoli di batteria. Si stava bene, era un posto tranquillo fino all’arrivo dell’euro: poi non s’è parlato d’altro.
“Fausto, ti ricordi quando la benzina costava 1.900 lire?”
“Sì, Egidio”
“E ti ricordi a le pompe di Nora a 15.000 lire?”
“Eh, bei tempi!”
Flick e Flack riuscivano a digerire bene le giornate, io avevo sempre un certo malcontento almeno una volta al mese, forse perché sono una donna: è il peso della patata che mi schiaccia, quell’essere licenziata per la maternità, quell’essere mercificata sul posto di lavoro, quell’essere considerata sfornapagnotte e incapace alla guida, ricapitolando –essere donna-. Flick e Flack per darmi forza mi masterizzarono il cd di Anna Tatangelo, dicendo di prestare attenzione alla traccia che recitava: “essere una donna non vuol dire indossare solo una minigonna” Fu così che presi coraggio e indossai la tuta da meccanico, ma poco dopo realizzai quanto fosse faticoso e pesante quel mestiere per me, nonostante Flick e Flack mi pagassero una ricostruzione delle unghie a settimana, io non volevo smettere: non volevo darla vinta ai portatori di proboscide. Per godere di


 tutti i benefici delle pari opportunità, decisi di campare a peroni e bocce dopo il lavoro, quando il fegato iniziò a fare i capricci tornai da tartufelli: l’unico posto dove potevo sentirmi sempre a casa a discutere del tempo, dei rumeni e dei cinquanta euro che sono come le cinquantamila lire. Spesso Flick, io e Flack ci trovavamo coinvolti in risse, ormai eravamo abituati…La gente del posto doveva pur passare il tempo e un po’ per solidarietà, un po’ per non essere da meno ci prendevamo a testate tra di noi e spaccavamo bottiglie sul tavolo, tanto per aumentare il fragore poi bastava che Ernesta la Zoppa intonasse: “ le pensioni sono troppo basse” e di colpo i pugni sui denti si trasformavano in calorose pacche sulle spalle e tutti si trovavano d’accordo. Poi sono arrivati i cinesi anche qui e oggi da Tartufelli al massimo ci si comprano le mutande taroccate di Dolce e Gabbana, ma quando giro tra i reparti sento ancora il rumore dei vetri spaccati sulle teste e mi torna il sorriso… La cassiera dice:”Basta così?” e io fiera rispondo: -sì, ho già tutto-
 
26 Ottobre 2007

Se solo avessi un solarium

Sono difficile. Difficile e pallida. Troppo pallida, emaciata. Per il mio ex sono difficile perché parlo troppo di libri e lui è abituato a portare le cassette della frutta:
-non farmi discorsi complicati!- ma io volevo solo dire che pessoa non è una malattia, anche se le cose da un punto di vista depressivo sono strettamente collegate. –Fatti una lampada ogni tanto-, mi ha risposto. La mia amica d’infanzia Virginia mi ha fatto iscrivere a un corso prepara moglie, ad oggi riesco a: cucinare, stirare, riparare tubature, imbiancare e rammendare mutande contemporaneamente ma ancora non mi è chiaro il procedimento, per sopportare un uomo che rutta in poltrona col telecomando in mano. Dice che è questione di tempo, tutte noi possiamo aspirare a tanto, però dovrei farmi una benedetta lampada almeno due volte al mese. Io ce la metto tutta, non voglio mica rimanere zitella. Che cosa si direbbe in giro di una donna che mantiene il proprio cognome tutta la vita?! Che orrore. E’ davvero così difficile trovare quella persona speciale con cui condividere scoregge a letto per sempre?!
In sostanza, l’unico a vedermi in gran forma è mio padre ma non è attendibile perché è morto: si fa presto a essere magnanimi in quelle condizioni; ogni tanto mi dice -sei più bianca di me-.. e io lo so, sì lo so che non c’ho capito un cazzo della vita, avrei dovuto fare l’estetista o aprire un solarium.

 
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